I ragazzi dello SPRAR di Roma durante il tour di Rovescio

Lo scorso luglio Rovescio ha organizzato un tour davvero speciale, con dei partecipanti d’eccezione. Una domenica che ci ha visto percorrere le consuete tappe alla scoperta delle opere del quartiere Ostiense, ma che questa volta ha lasciato un segno tutto particolare a chi la ha vissuta.

Il 31 luglio abbiamo incontrato i ragazzi dello SPRAR di Roma, il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, dando modo alla street art di essere vissuta in una delle sue declinazioni più potenti e profonde: quella di condivisione e integrazione sociale.

Senza nulla togliere all’estetica, che è sicuramente una delle prime cose che possiamo apprezzare in un’opera, ancor più soddisfacente è il pensiero che l’arte urbana possa contribuire a cambiare, in meglio, le relazioni tra le persone che la osservano: di questo, gli artisti che hanno lavorato nei quartieri di Garbatella, Ostiense e Testaccio possono sentirsi sicuramente orgogliosi. L’atmosfera che si è creata è stata sorprendente e le reazioni dei ragazzi alla fine di quest’esperienza più positive di quanto potessimo immaginare.

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Lo SPRAR è un sistema che, basandosi sull’offerta dell’accoglienza integrata, supera la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di assistenza attraverso percorsi di inserimento sociale. Per noi di Rovescio poter offrire un’esperienza che contribuisca all’integrazione di richiedenti asilo e migranti è importante, dando un senso tutto particolare al momento del tour.

Crediamo infatti che l’amore e l’appartenenza a una città possa nascere anche grazie alla conoscenza di luoghi e strade mai esplorati prima. Un sentimento prezioso per chi in quella città vi nasce, ma ancor di più per chi si trova a viverci, essendo stato costretto a lasciare la propria.

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Ragazzi tra i diciotto e i trent’anni, provenienti da Nigeria, Pakistan, Ghana, hanno potuto scoprire un pezzo di città, hanno avuto l’occasione di stare insieme e di vivere un’esperienza in cui si sono potuti sentire parte del luogo che li sta accogliendo.

Diana, una delle operatrici dello SPRAR che ci ha accompagnato in questa giornata, ci ha raccontato dell’entusiasmo che ha stimolato in loro il tour. Chi nel proprio paese è stato un sarto, un artista o un artigiano ha potuto ritrovare l’ispirazione che le tristi circostanze in cui si sono trovati, spesso, gli ha fatto dimenticare.

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Come di consueto il nostro pomeriggio con i ragazzi si è concluso con l’opera “Nostrum” di Gaia, che sembra rivolgersi direttamente a loro. Un rettangolo azzurrissimo come il mare che molti di loro hanno attraversato, da cui emerge in trasparenza un volto dai tratti africani. Una preghiera al Mar Mediterraneo che può essere una via verso la salvezza, pagata troppo spesso a caro prezzo.

Gli effetti positivi di questa esperienza hanno lasciato come testimone un muro che è stato da loro dipinto con alberi e bandiere che portano la loro firma. Noi siamo stati estremamente felici di poter far parte di un pezzetto del loro percorso. Speriamo, così, che i muri non si alzino più per dividere, ma al massimo per condividere, diventando un’occasione d’incontro per guardare, perché no, un’opera insieme!

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Ph: Andrea Veroni

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