Non è mai muta, l’arte, ma non è necessariamente rumorosa. A volte ci urla in faccia e ci inchioda lì, altre resta in disparte e comunica sottovoce. Magari stavamo andando a fare la spesa, e passando per una stradina secondaria ci ritroviamo immersi in un altro mondo. Altre volte si avvicina silenziosamente e non ce ne accorgiamo subito: stiamo fermi ad aspettare l’autobus, magari fumiamo una sigaretta o guardiamo la vetrina di un negozio, e all’improvviso eccola lì, l’arte, nascosta in quella che ci sembrava solo una pubblicità.

Utilizzando un mezzo familiare come i cartelloni pubblicitari, che conosciamo ormai così bene da esserne assuefatti, Beast ci trascina nella sua arte fatta di fotomontaggi ironici e provocatori. A pochi giorni dalle elezioni, lo street artist ripercorre una via già percorsa –con successo- in passato, e realizza, tra le vie di Milano, una serie di ritratti di alcuni dei politici più in vista del momento in situazioni quanto meno improbabili.

È una specie di contro-campagna elettorale (rigorosamente bipartisan): se nei manifesti elettorali ufficiali troviamo i politici in grande spolvero, con i loro slogan più significativi e i loro sorrisi migliori (almeno secondo loro), questi ritratti ne mostrano invece gli aspetti più critici, a volte grotteschi. Beast decide di “spogliare” i leader, mostrandone punti deboli e controversi.

È così che Giorgia Meloni diventa una sfollata: proprio lei, che sulla lotta all’immigrazione ha costruito una carriera. Un vanesio Renzi in posa da modello ammicca ai passanti (si è sempre sentito un po’ più fico degli altri, ammettiamolo), il Ministro dell’economia Padoan si dispera tra numeri e conti che non vogliono saperne di tornare.

Commovente l’abbraccio di Bersani a D’Alema, sembra quasi di sentire un “tranquillo, presto finirà tutto” sussurrato teneramente all’orecchio.

E di certo non poteva mancare l’eterno Berlusconi, dipinto in una duplice veste: da un lato giovane hipster tormentato e tatuato, dall’altro in posa con quelli che sembrano baffetti alla Hitler; in entrambi i casi, l’impietoso slogan “Il nuovo me contro il nuovo niente”.

L’avevamo detto che l’arte non è mai muta, no?

Ph: Beast

 

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